CONGREGAZIONI
CLERICALI
DOTTRINARI
Congregatio Patrum Doctrinae
christianae: D.C. (1592)
Lo stemma dei Dottrinari consiste in una Croce piantata su
tre monti all’italiana ornata dagli strumenti della passione di Gesù Cristo e
dalle parole IN DOCTRINIS GLORIFICATE DOMINUM, che
riassume non soltanto l’eredità spirituale del Fondatore, ma anche l’ideale
che ancora oggi la Congregazione si propone.[1]
Lo scudo è timbrato da una corona e sostenuto da una ramo
d’olivo e di palma, secondo i tradizionali canoni dell’epoca.
Non si conosce l’eventuale uso di smalti nella
composizione dello scudo.
PII OPERARI CATECHISTI RURALI (Missionari Ardorini)
Congregatio Piorum
Operariorum Catechistarum Ruralium: P.O.C.R. (1602-1928/Un.1943)
La Congregazione, nata dall’unione nel 1943
fra l’antico istituto dei Pii
Operai (1602) e la Congregazione dei Catechisti
Rurali (1928) assunse come
proprio stemma l’emblema di quest’ultima.
Lo stemma dei Catechisti
Rurali consiste in un sole rosso raggiante entro il quale è contenuto il
titolo originale col quale la Congregazione ebbe inizio, nel 1925, ARDOR
(Associazione Religiosa degli Oratori Rurali).
All’interno del sole ci sono i simboli delle tre principali
devozioni del fondatore, Don Gaetano Mauro: IHS, il nome di Gesù e simbolo
dell’Eucarestia; i tre chiodi, simbolo della passione di NSGC; la stella,
simbolo di Maria Vergine.
Una lettura dello stemma, fatta da un religioso della
Congregazione, sostiene che “per l’ardorino lo stemma è un intenso
programma di vita, anzi è per lui il plastico visibile della parola rivelata di
Dio”.
La scritta ARDOR, mutuata dal-l’Associazione religiosa
dalla quale ebbe origine la Congregazione, “indica il fervore col quale l’ardorino
deve lottare per applicare il programma: immedesimarsi sempre più al Cristo
eucaristico e sofferente e comunicare questa fonte di grazia, con l’aiuto
della Vergine, alle anime che, assetate, andranno a Lui.”
La Congregazione dei PII
OPERAI, fu fondata in Napoli nel 1602 dal Ven.P.D. Carlo Carafa. La prima
approvazione dell’Istituto pervenne il giorno di Pentecoste del 1606 quanto
“ai Monti”, oltre i Ponti Rossi a
Napoli, si inaugurava la chiesa di S.Maria ai Monti, futura culla della
Congregazione nascente. Essa aveva un proprio stemma, molto interessante e ben
realizzato dal punto di vista araldico che si ricollega alla nascita stessa
della Congregazione.
Infatti, il ricordo di
quella giornata di Pentecoste al Santuario della Madonna dei Monti in Napoli
rimase nello stemma dei PO, il quale presenta il monogramma di Maria
(le lettere MA sovrapposte),
con la A terminante in una piccola Croce, su tre monti e sormontato da una
colomba raggiante (lo Spirito Santo).
Lo scudo è timbrato da una corona.
CHIERICI
MARIANI
Congregatio Clericorum
Marianorum sub titolo Immaculatae Conceptionis Bmae Virginia Mariae: M.I.C.
(1673)
Solo recentemente (nel 1999) il Capitolo Generale dei
Chierici Mariani ha adottato uno stemma ufficiale, che si richiama all’antico
sigillo della Congregazione.
In campo azzurro è rappresentata l’Immacolata Concezione
della Vergine Maria, a cui è intitolata la Congregazione, con la tradizionale
aureola di 12 stelle, posta sul globo e su una luna crescente. La Vergine tiene
nella mano destra un giglio, simbolo di purezza, e dalla sua figura si irradiano
sulla destra e sulla sinistra una serie di raggi d’oro.
Sotto lo scudo, in un cartiglio è riportato il motto: PRO
CHRISTO ET ECCLESIA.
Tale rappresentazione è presa direttamente dai sigilli
ufficiali in uso nel XVIII secolo (quando la Congregazione, di matrice polacca,
era di voti solenni ed era annoverata fra i Chierici Regolari)
CONG.
DELLA PASSIONE DI GESU’ CRISTO (Passionisti)
Congregatio Passionis Iesu
Christi: C.P. (1720)
D’argento al cuore di
nero, bordato d’argento e sormontato da una crocetta patente pure d’argento;
nel campo l’iscrizione: JESU XPI PASSIO; in punta i 3 Chiodi della Passione.
Il cuore è sostenuto da un ramo d’olivo (la
pace) e d’alloro (l’immortalità)
intrecciati, come d’uso abbastanza comune nel-l’araldica religiosa.
Questo simbolo “La passione di Gesù Cristo” ricorda
tanto ai religiosi quanto ai fedeli lo scopo della Congregazione, quale la indicò
il suo fondatore con le parole “Ci dedichiamo a predicare le sofferenze di Gesù,
così promuovendo nei cuori della gente una vera devozione alla Sua passione”.
L’abito stesso dei Passionisti reca il simbolo o
“segno” distintivo della Congregazione e fu mostrato, secondo la tradizione,
a Paolo della Croce nel luglio 1720 dalla Beata Vergine Maria, che gli
apparve dicendogli che presto avrebbe fondato una Comunità religiosa,
mostrandogli la veste che i suoi membri avrebbero indossato.
CONGREGAZIONE DEL S.S. REDENTORE
(Redentoristi o Liguorini)
Congregatio Santissimi
Redemptoris: C. SS. R. (1732)
D’azzurro con una Croce
latina al naturale piantata su una montagna di tre cime ai cui bracci sono
addossate una lancia ed una spugna incrociate; a destra della Croce il
monogramma di Gesù (IS) e a sinistra quello di Maria (MA); in alto un occhio
raggiante, in oro. Lo scudo è timbrato da una corona di marchese ed è
sostenuto da un ramo d’alloro e da un ramo d’ulivo, con la divisa “COPIOSA APUD EUM REDEMPTIO”.
Esiste un bello studio in lingua spagnola di Fabriciano
Ferrero[2]
che tratta in maniera esaustiva l’argomento, da cui abbiamo tratto le seguenti
indicazioni.
La simbologia redentorista è in uso fin dalle origini stesse
della Congregazione con poche variazioni e fu lo stesso fondatore S.Alfonso dei
Liguori ad adottarlo.
Diamo un breve ragguaglio sul significato attribuito ai
simboli presenti nello stemma.
La Croce del Calvario
ci ricorda il momento culminante della redenzione: la morte e la Risurrezione
del Signore.
I monogrammi di Gesù
(IS) e Maria (MA) toccano due temi molto significativi per S.Alfonso
nell’espressione di questo mistero: Cristo Gesù, espressione suprema
dell’amore e della misericordia del Padre e Maria, che intercede e ci
accompagna verso il mistero di Cristo.
L’occhio radiante
è l’elemento più caratteristico dello stemma e si ricollega a delle
apparizioni avvenute a Scala, presso Amalfi, dove la Congregazione nacque. Si
vede anche in esso un riferimento all’influenza della Provvidenza nel piano
della Redenzione, nell’origine dell’Istituto e nella vita interiore dei
membri della Congregazione. In seguito, l’occhio raggiante appare
all’interno di un triangolo, simbolo
del mistero della SS.Trinità.
La corona farebbe
riferimento, leggendo le opere di S.Alfonso, ai membri delle Congregazione, che
poveri e disprezzati in terra, “riceveranno in morte quella pace e quella
corona che Dio prepara ai suoi servi fedeli”.
La legenda “Abbondante è con Lui la Redenzione” è
tratta dal Salmo 130,7.
CONGREGAZIONE DEI SACRI CUORI (PICPUS)
Congregatio Sacrorum Cordium
Iesu et Mariae necton adorationis perpetuae Ss: Sacramenti altaris: SS. CC.
(1800)
I due cuori Gesù e di Maria
raggianti, circondati da una corona di spine. Motto: SACRIS CORDIBUS JESU ET MARIAE HONOR ET GLORIA.
Le lettere V.C.J.S. poste alla base del sigillo ufficiale
sopra raffigurato significano: Vivat Cor Jesu Sacratissimum.
Per la simbologia dei Sacri Cuori di Gesù (coronato di
spine) e Maria (coronato di rose) si rimanda al Capitolo I.
SOCIETA' DI MARIA
(Maristi)
Societas Mariae: S.M. (1816)
D’argento al monogramma di Maria
MA d’oro con il capo d’azzurro caricato da una stella d’oro di
sei raggi raggiante. Lo scudo è sostenuto da un ramo di giglio e da uno
d’alloro e timbrato da una corona di 12 stelle. Sotto lo scudo un cartiglio
con il motto: SUB MARIAE NOMINE.
La storia di questo stemma, tipicamente mariano, è così
riassunta. [2]
A partire dal 1860 si utilizzava in molte case della Società
una carta intestata con un emblema in rilievo formato dalle lettere MA
intrecciate, due rami e una corona di stelle. Questi elementi si trovavano già
con un disegno diverso nel sigillo primitivo e si trattava di armi mariane molto
ricorrenti nel XIX secolo in Francia e non certo
create dai Maristi.
A partire dal 1867 la casa di Lione cominciò ad utilizzare
uno stemma come sopra indicato con l’aggiunta del motto “Jesus, Marie, Joseph”. Dal 1877 apparve una carta intestata in
cui era rappresentata una M con una croce all’interno e sopra la scritta: “Societé
de Marie”, sotto il motto “Sub
Mariae nomine”.
Alla fine del secolo XIX apparve una forma quasi ufficiale,
simile a quella attuale ma con il motto della Società in un cartiglio posto
sopra lo scudo: A.M.D.G. & D.G.H.
In seguito si imporrà la scritta
SUB MARIAE NOMINE, anche se il vero motto della Congregazione rimane il
precedente.
CONGREGAZIONE
DELLO SPIRITO SANTO
Congregatio S.Spiritus sub
tutela Immacolati Cordis Beatissimae Virginia Mariae: C.S.Sp. (1703)
Lo stemma, è così descritto al comma 4, a pag. 30 delle
Regole e Costituzioni della Congregazione stampate
a Parigi nel 1957:
“Le armi della Congregazione portano l’emblema dello
Spirito Santo sotto la forma di una Colomba planante sopra il Cuore di Maria,
avente come motto queste parole: COR UNUM ET ANIMA UNA.”
Dobbiamo notare che l’emblema sopra descritto è più
complesso, essendo sostenuto da due rami di giglio (la purezza) che avvolgono il
Cuore di Maria. e inoltre, la
Colomba (Spirito Santo) è posta all’interno di un triangolo che simboleggia
la SS.Trinità.
P.Dimier sul DIP così descrive lo stemma della
Congregazione:
“D’azzurro, al S.Cuore
di Maria di rosso infiammato e trafitto d’argento, circondato da una corona di
rose al naturale, tra due rami di gigli d’argento posti in fronda, e
sormontato da una colomba del medesimo a volo spiegato, in una gloria
triangolare o nimbo tribolato pure d’argento.”
COMPAGNIA DI MARIA (Monfortani)
Societas Mariae Montfortana:
S.M.M. (1705)
La Congregazione non ha uno stemma particolare, esiste però
un sigillo, oggi non più usato, il
quale riporta i simboli della spiritualità della stessa.
Al centro abbiamo il tradizionale simbolo di Cristo, IHS con
la croce e i tre chiodi della passione raggiante, già usato da diverse
Congregazioni religiose, racchiuso in un Rosario con la scritta AD JESUM PER
MARIAM (A Gesù per mezzo di Maria) e la Colomba, simbolo dello Spirito Santo.
L’insieme è contenuto in un ovale che sembra formato da
anelli di una catena, ma l’immagine non permette di chiarire con certezza di
cosa si tratti.
Attorno a questa troviamo nella parte superiore la
denominazione della Congregazione e in quella inferiore la scritta: DEO SOLI (A
Dio solo) che era il motto del fondatore San Luigi di Montfort prima di
diventare quello della Società di Maria.
Il tutto è racchiuso poi in un ovale ornamentale formato da
foglie e fiori, risultando in fine una serie di tre anelli concentrici intorno
al simbolo centrale.
MISSIONARI OBLATI
DI MARIA IMMACOLATA
Congregatio Missionariorum
Oblatorum B.M.V. Immaculatae: O.M.I. (1816)
Ecco la descrizione che ne dà il P. Dimier sul DIP (Vol. I
col. 787-788)
“Su di un campo che varia
come smalto o metallo: una Croce di calvario, spesso con la corona di spine tra
i bracci o molto raggiante, posta su di un poggio di forma variabile; a destra e
a sinistra della Croce in decusse, la lancia e la canna sormontata dalla spugna,
oggetti facenti parte di ciò che viene chiamato Etinacia o stemmi della
Passione; sotto il tutto, le lettere O.M.I., sigla o iniziali della
Congregazione. Motto: PAUPERES EVANGELIZANTUR (Mt. 11,5)”
Lo stemma Oblato, disegnato da Eugenio de Mazenod, fondatore
della Congregazione, mette in risalto due grandi ispirazioni della sua vita: al
centro la Croce di Cristo e il motto “Mi
ha mandato ad evangelizzare i poveri; i
poveri sono evangelizzati”.
Queste due ispirazioni, la Croce e l’evangelizzazione,
costituiscono anche l’ispirazione e l’ideale di ogni Oblato di Maria
Immacolata.
Il Motto completo quindi, non è quello citato dal Dimier, ma
quello riportato sui due cartigli che circondano lo stemma vero e proprio della
Congregazione.
Non esistono riferimenti mariani all’interno dello stemma;
è da notare che in origine la Congregazione si chiamò “Società dei
Missionari di Provenza” , poi nel 1825 “Oblati di San Carlo”
e solo nel 1826 adottò la denominazione definitiva. La spiritualità
della Congregazione è centrata infatti sulla figura di Cristo “Salvatore”.
“Da questa assimilazione a Cristo salvatore nasce all’interno della famiglia
religiosa l’amore scambievole, e all’esterno un tipico amore e servizio alla
Chiesa, nata dal sangue di un Dio che muore sulla Croce, perché i due amori si
confondono: Amare Cristo è amare la Chiesa e viceversa”. [4]
OBLATI DI MARIA VERGINE
Congregatio Oblatorum Beatae
Mariae Virginia: O.M.V. (1815)
Lo stemma riporta semplicemente al centro il monogramma OMV
(le tre lettere iniziali della denominazione sovrapposte), contornato da una
fascia ondulata con all’interno il motto MARIAM COGITA MARIAM INVOCA
e timbrato da una corona regale. Il tutto è contornato da 12 stelle di sei punte.
Dovrebbe esistere in proposito uno studio fatto dal defunto
Padre Callari OMV, conservato nell’Archivio generale che al momento non è
stato possibile reperire.
PRETI DELLA
MISERICORDIA
Congregatio Presbyterorum a
Misericordia: C.P.M. (1808)
L’emblema di questa Congregazione rappresenta all’interno
di un cerchio la figura del Buon Pastore che accoglie fra le sue braccia il
figliol prodigo. Si tratta probabilmente di un emblema recente e successivo alla
riorganizzazione della Congregazione da parte della S.Sede del 1956. Alle
origini infatti questa era denominata “Missionari
di Francia” e probabilmente
aveva uno stemma diverso; oggi il suo apostolato si svolge esclusivamente negli
Stati Uniti d’America.
CONGR. DELLE SCUOLE DI CARITA' (Istituto CAVANIS)
Congregatio Scholarum Charitatis (1802)
Lo stemma è semplicemente quello della nobile famiglia dei
Conti Cavanis, mantenuto dai due fratelli, P. Antonio e P. Marco,
fondatori della Congregazione delle Scuole di Carità.
Lo stemma della famiglia Cavanis è abbastanza complicato:
tre monti verdi con due cipressi (uno in vetta al primo e uno al terzo) e una
cestella (cavagna) di erba, sormontata
da una bianca colomba (in vetta al monte di mezzo). Il tutto in campo azzurro,
fra svolazzi celesti e dorati. Lo scudo è timbrato da una corona di conte e
sormontato dall’insegna regale del re polacco Giovanni Sobieski, in trionfo
fra due palme.
I Cavanis potevano fregiarsi del titolo di Conte. Un loro avo
illustre, di nome Nicolò, aveva accompagnato in qualità di segretario il
patrizio veneziano Angelo Morosini quando questi aveva intrapreso l’ardua
missione diplomatica di stipulare un patto di alleanza tra la Serenissima, la
Polonia e l’Austria.
In quell’occasione, l’interlocutore più difficile
dell’ambascieria veneziana fu il re polacco Giovanni Sobieski, che la storia
ricorda eroe e salvatore per aver arrestato alle porte di Vienna l’avanzata
dei Turchi. L’alleanza andò in porto soprattutto per merito
dell’intraprendente segretario. E poiché a beneficiare maggiormente del patto
sarebbe stato indubbiamente il re polacco per i vantaggi che avrebbe tratto
dall’aver dalla sua la serenissima, egli volle premiare l’opera diligente e
saggia di Nicolò Cavanis blasonandolo con il titolo di conte, estensibile ai
famigliari e trasmissibile ai successori, concedendogli perfino il diritto di
portare sopra lo stemma di famiglia il suo stemma regale.
PRETI
DI SAN BASILIO
Congregatio a Sancto
Basilio: C.S.B. (1822)
Lo stemma è composto da uno scudo quadripartito
così descritto:
“Al 1° di verde ad un
calice d’oro, al 2° di rosso ad un libro aperto d’argento, al 3° di rosso
ad un fiordaliso azzurro, al 4° di verde ad una croce greca d’argento”
Lo scudo è contornato dalla divisa BONITATEM
ET DISCIPLINAM ET SCIENTIAM DOCE ME e dall’anno di fondazione 1822.
Lo stemma è qui descritto con gli smalti ed i colori
presenti su una vetrata risalente al 1878 posta sopra l’altare maggiore della
Chiesa di S.Basilio a Toronto, in Canada, dove ha sede la Congregazione.
La descrizione dello stemma, inviatami gentilmente dal
Segretario generale dei Preti di S.Basilio riporta anche la seguente
interpretazione dello stesso.
Il Calice è in
riferimento alla funzione sacerdotale dei membri della Congregazione, il libro
aperto a quella educatrice (alle origini erano chiamati “Preti
insegnanti”), il fiordaliso è simbolo di Maria Vergine e del paese di origine della
Congregazione (la Francia). La Croce greca è invece in onore di S.Basilio[5].
CHIERICI DI SAN VIATORE
Congregatio Clericorum Parochialium seu Catechistarum S.Viatoris: C.S.V.
(1831)
La Congregazione dei Chierici di San Viatore è identificata
da un sigillo i cui elementi risalgono al fondatore Padre Querbes e che porta,
al centro di un Corona di spine il monogramma di Gesù IHS sormontato da una
Croce e inquadrato dalla divisa: SINITE PARVULOS VENIRE AD ME.
La corona di spine è un’emblema religioso molto diffuso in
Francia, come si evidenzia anche nel presente lavoro, mentre il trigramma
gesuitico potrebbe essere stato ispirato dal fatto che l’Istituto seguiva i
metodi di S.Ignazio di Loyola. Il motto sembra invece ispirato alla vocazione
principale della Congregazione che in origine si chiamava “Associazione dei
Catechisti parrocchiali di San Viatore”.
SOCIETA' DI MARIA (Marianisti)
Societas Mariae: S.M. (1817)
Lo stemma della Società di Maria ha subito una continua
evoluzione. Quello più diffuso e
meglio riuscito, risale al 1897, mentre è allo studio un nuovo progetto di
restiling più moderno. Ne tratta uno studio di Léo Biollaz S.M. “Les
Armoiries de la Societé de Marie”, da cui si è attinto anche per il presente
articolo.
D’azzurro a un effige di
Nostra Signora del Pilar accompagnata al fianco destro da una stella a cinque
punte e, al fianco sinistro, da tre crescenti intrecciati, tutte queste pezze
d’argento; in punta, anch’essa d’argento, è posto il monogramma di Maria
d’azzurro.
Lo scudo è accollato sopra
una Croce ai bracci della quale è attorcigliata una banderuola portante il
grido d’armi: FORTES
IN FIDE, e ai piedi su un’altra
banderuola si legge la divisa: PER
MATREM AD FILIUM.
Un ramo di giglio e uno di rose contengono il tutto.
Seguendo gli usi delle altre Congregazioni religiose
nel 1897 anche la Società di Maria decise di dotarsi di un proprio
stemma, composto secondo i gusti dell’epoca.
Ne forniamo la spiegazione, tratta dalla pubblicazione
marianista in lingua francese “Regle de
vie” ed. 1983, pp. 118-119.
“Il campo è d’azzurro e d’argento, come le pezze;
doveva essere così perché il bianco e l’azzurro sono i colori di Nostra
Signora. L’effige della Vergine del Pilar ricorda l’origine della Società,
perché fu davanti a questa immagine che il ven. P. Chaminade concepì il
disegno della sua fondazione; i tre crescenti sono presi dallo stemma della città
di Bordeaux, dove piacque alla Provvidenza fare sorgere la Congregazione. La
stella a cinque punte è rappresentata nel blasone di Sua Santità Leone XIII
che, con l’approvazione definitiva delle Costituzioni, darà la consacrazione
suprema all’opera conclusa a Saragozza e nata a Bordeaux; il monogramma posto
alla base dello scudo esprime la vita e l’azione della Società: tutto, sotto
gli auspici di Maria, per Gesù.
Lo scudo riposa sulla Croce, perché gli stemmi dei religiosi
sono destinati a ricordare loro, non vani titoli, ma gli austeri doveri
nell’adempimento dei quali devono mettere tutta la loro gloria. (Mihi
absit gloriari nisi in Cruce Domini nostri Jesus Christi) Il grido d’arme
(Forti nella fede) riassume la lezione del fondatore e lo spirito della Società:
è per la fede che noi faremo trionfare le sante cause e la difesa di quelli a
cui noi abbiamo consacrato la nostra vita. La divisa (Per la Madre al Figlio) è
il compendio delle Costituzioni, il programma sul quale lavoriamo a nostra
propria santificazione e a quella del prossimo.
Il giglio e le rose sono emblemi che non hanno bisogno di
spiegazione: Maria è il Giglio senza macchia, la Rosa mistica; ella vuole
vedere fiorire, nel cuore dei suoi figli, il giglio dell’innocenza e le rose
della santa carità”.
Lo stemma dei Marinisti ha conosciuto nel tempo una larga
diffusione, anche se la fantasia personale e il gusto artistico dei vari autori
ha portato nelle varie province all’uso di moltissime varianti rispetto allo
stemma iniziale.
Essendo a giudizio di alcuni le armi della Congregazione poco leggibili e assai confuse il P. Biollaz propose, dopo uno studio sul simbolismo dell’attuale stemma, di rivederlo secondo i canoni più corretti della scienza araldica. L’uso di monogrammi nello scudo è giudicato anche da Heim[6] decadente e inappropriato. La stella a sei punte che doveva ricordare Leone XIII in realtà è sempre stata rappresentata con cinque punte. Le armi della città di Bordeaux poi portano un solo crescente e non tre come invece troviamo rappresentato nello scudo marinista. La stessa Vergine del Pilar di Saragozza è rappresentata in modo arbitrario e non conforme alle antiche immagini della stessa. La vera statua è posta su di una colonna ornata con la Croce dell’Ordine di Santiago e comunque, sempre secondo Heim, non è conforme alle norme araldiche, anche se molto diffuso, rappresentare la Santa Vergine in un blasone. Per rendere più autentico e moderno lo stemma della Società di Maria, P. Biollaz propose quindi di adottare un nuovo stemma ufficiale da lui disegnato, con alcune varianti, fra cui quella
A sinistra abbiamo quindi su fondo azzurro un unico crescente
d’argento; a destra, su fondo azzurro, la stella a sei raggi con il tracciato
luminoso tipico di una cometa e al centro dello scudo una colonna d’argento in
palo ornata dall’insegna dell’Ordine di Santiago, una spada fiordalisata
rossa.
Non risulta comunque a tutt’oggi che la Società di Maria
abbia ufficialmente adottato quest’ultimo blasone.
ISTITUTO
DELLA CARITA' (Rosminiani)
Institutum Charitatis: I.C. (1828)
Lo stemma dell’Istituto della Carità è molto bello e
rappresenta, all’interno di uno scudo azzurro o rosso, un pellicano
d’argento che si ferisce il petto per nutrire col suo sangue i suoi piccoli.
Sotto lo scudo in un cartiglio il motto: LEGIS
PLENITUDO CHARITAS.
Il Pellicano è diventato fin dall’antichità il simbolo
dell’Amore materno o paterno e della Carità cristiana fino a condividere con
l’Agnello l’onore sublime di rappresentare il Cristo.
Questo uccello dal becco particolare, quando vuole nutrire i
suoi piccoli, appoggia il petto e
comprime il serbatoio sotto la gola dove ha riposto la pesca, versando nelle
loro bocche i pesci dei quali sono voracissimi. A causa di ciò spesso le sue
piume bianche sono sporche di sangue e questo spettacolo fece fantasticare le
menti; si disse che esso si squarciasse il petto e beccasse il cuore,
sacrificando se stesso, per nutrire
con il suo sangue i suoi figlioli.
Il simbolo del Pellicano godette di vasta popolarità fin dal
medioevo, fu molto usato in araldica e appare raffigurato in moltissimi edifici
religiosi e nell’arte fino ai nostri giorni.
MISSIONARI DI S.FRANCESCO DI SALES D'ANNECY
Missionarii S.Francisci Salesii de Annecio:
M.S.F.S. (1838)
L’emblema,
usato come logo dalla Curia generalizia è tratto da un sigillo del secolo
scorso e rappresenta in un ovale S.Francesco di Sales aureolato in abiti
vescovili seduto ed intento a scrivere, secondo una consolidata iconografia del
Santo.
All’interno
della fascia che delimita il sigillo abbiamo una scritta in lingua francese
riportante la denominazione ufficiale della Congregazione.
La
spiritualità dell’Istituto si basa sull’insegnamento del grande Vescovo di
Ginevra che risiedette a causa della particolare situazione politica del tempo
ad Annecy in Savoia, sua terra di origine. Esiste quindi una duplice motivazione
all’adozione del ritratto di S.Francesco di Sales quale emblema di questa
Congregazione che ne porta il nome ed è nata ad Annecy.
Attualmente
è stato adottato un sigillo rotondo di forma più attuale, all’interno del
quale appare solo il busto del Santo, mentre la scritta con il nome della
Congregazione è disposta in modo diverso attorno alla figura centrale ed è
scomparsa l’indicazione della città di Annecy.
CONGREGAZIONE DI
SAN PIETRO IN VINCOLI
Congregatio a Sancto Petro
in Vinculis (1839)
La Congregazione nacque a Marsiglia il giorno 1 agosto 1839,
giorno della festa liturgica di San Pietro in Vincoli, nel quale la Chiesa
commemora l’avvenimento della liberazione di San Pietro dal Carcere mamertino
a Roma, per mezzo di un angelo.
Il fondatore dirà: “Una
Congregazione religiosa, consacrata alla liberazione della gioventù perduta ed
abbandonata è un’opera disegnata da Dio e destinata a lasciare molto
bene…”
Ecco quindi che l’emblema della Congregazione riporta al
centro il simbolo per eccellenza di S.Pietro apostolo, le Chiavi poste in
decusse (simbolo di cui si è già trattato in precedenza), sormontate da una
Croce latina, le quali sostengono delle catene aperte a forma di stella, con due
ceppi, anch’essi aperti.
Questo emblema è circondato dalla divisa: SOLVE
JUBENTE DEO TERRARUM PETRE CATENAS, che conferma le finalità proprie
della Congregazione.
CONGREGAZIONE DELLE
S.S. STIMMATE DI N.S.G.C. (Stimmatini)
Congregatio a Ss.
Stigmatibus D.N.I.C.: C.S.S. (1816)
Lo stemma stimmatino, ideato dal P. José Trecca C.S.S. di
Verona, è troncato, diviso in due parti da
una banda centrale d’argento posta in fascia; nel campo superiore azzurro
dello scudo ovale, sono poste cinque stelle d’oro a sei punte disposte in
croce; in quello inferiore, di colore rosso,
due gigli bianchi affiancati e fasciati dal motto: EUNTES
DOCETE.
Lo
scudo è ornato da rami d’olivo.
Questa
è la spiegazione dei vari elementi dello stemma nelle intenzioni
dell’ideatore.
Le
cinque stelle indicano le Cinque
Piaghe o Sacre Stimmate di Gesù Cristo.
I
due gigli indicano i Santi Sposi,
Maria e Giuseppe, Patroni dell’Istituto.
L’azzurro
del campo superiore significa la fede, della cui forza la Congregazione intende
avvalersi per riuscire a portare i suoi membri alla santità.
Il
rosso del campo inferiore significa la
Carità di cui gli Stimmatini si devono armare nel loro apostolato.
La
fascia d’argento che divide lo scudo
significa la concordanza fra
l’innocenza della vita e la purezza delle intenzioni, attraverso la quale
gli Stimmatini riceveranno il premio della vittoria.
CONGREGAZIONE
DI SANTA CROCE
Congregatio a S.Cruce:
C.S.C. (1837)
D’azzurro alla Croce alta
e raggiante posta su due ancore in decusse, il tutto d’argento. Sotto lo scudo
in un cartiglio il motto: SPES UNICA.
Tale motto è preso dall’inno della festa della Santa Croce
(14 settembre) il quale recita: “O Cruz
ave, spes unica”.
Lo stemma originario era diverso e rappresentava i tre cuori
(di Gesù, di Maria e di S.Giuseppe) posti sopra un’ancora (simbolo della
speranza cristiana). Questi rappresentavano i tre rami della fondazione
primitiva: i padri (Cuore di Gesù), i fratelli (Cuore di S.Giuseppe) e le suore
(Cuore di Maria) ma il Papa, nel 1856, non ha voluto approvare le tre società
insieme. In più il fondatore, Basilio Moreau scoprì nel 1857, che il Papa non
approvava la devozione al Cuore di S.Giuseppe. Allora il P. Moreau cambiò lo
stemma come ancora oggi lo vediamo.
AGOSTINIANI
DELL'ASSUNZIONE (Assunzionisti)
Congregatio Augustinianorum
ab Assumptione: A.A. (1845)
Gli Azzunzionisti negano di avere uno stemma ed un sigillo
ufficiale, [7] ma in pratica usano il bel
sigillo ovale in stile gotico, che fra l’altro è stato già pubblicato sul
DIP (Vol. 1, col. 383) come stemma della Congregazione.
All’interno del sigillo troviamo in una cornice
architettonica la Vergine assunta in cielo in una nube, ai piedi della quale
abbiamo due figure inginocchiate ed oranti: la prima dovrebbe essere S.Agostino
e la seconda una figura femminile (forse S.Monica, madre di S.Agostino?).
Il motto apostolico della Congregazione è “ADVENIAT
REGNUM TUUM”
FIGLI
DELLA B.V. IMMACOLATA DI FRANCIA
Congregatio Filiorum B.M.V.
Immaculatae: F.M.I. (1828)
La Congregazione non ha uno stemma., ma è dotata di un
sigillo ufficiale molto semplice riportante la denominazione in lingua francese
e la località di fondazione, all’interno del quale è rappresentata la
Vergine Maria con una corona di stelle,
la quale sostiene l’infante Gesù sul braccio destro. Il sigillo parla da
solo: Maria e Gesù e riportando le parole del fondatore L.M. Baudouin “perché
e dolce essere condotti da Maria a Gesù e per Gesù al Padre e alla Santissima
Trinità”.
La denominazione originale della Congregazione era infatti
“Bambini di Maria Immacolata”.
CONG. DEL SANTISSIMO SACRAMENTO (Sacramentini)
Congregatio Presbyterorum a
Ssmo Sacramento: S.S.S. (1856)
La Congregazione ha attualmente per
emblema il Santissimo Sacramento, vale a dire l’Eucarestia nelle sue due forme
del pane e del vino. I Sacerdoti portavano fino a qualche tempo fa sul lato
sinistro del petto, come segno distintivo, un ostensorio in tessuto ricamato di
bianco, concesso da Pio IX nel 1890 [8]
Oggi vengono usati come simboli identificativi un calice e un
pezzo di pane stilizzati . La Curia
generalizia usa invece nel proprio logo una pane rotondo visto dall’alto e
attraversato per l’intero da una
Croce. Alcune province usano poi emblemi propri, riportante una sezione di
calice e un pane rotondo attraversato da tre linee ondulate all’interno di un
globo terrestre, a sottolineare l’azione
redentrice del Cristo sul mondo intero.
I Sacramentini vogliono promuovere una migliore conoscenza
dell’Eucarestia e formare Comunità cristiane ispirate da Essa anche
attraverso l’adorazione eucaristica. Ecco quindi spiegato l’ostensorio
contenente l’ostia consacrata; come simbolo della Chiesa l’ostia sostituì
il calice nel corso del XVIII secolo.
Oggi si è riscoperto il valore storico della simbologia del
calice (contenente il sangue di Cristo) e anche l’ostia consacrata è
rappresentata nella sua forma originaria di pane (il corpo di Cristo).
Un’antica tradizione teologica congiunge inoltre il pane
dell’Eucarestia con la vita attiva e il vino dell’Eucarestia con quella
contemplativa.
CONGR. DELLA RESURREZIONE DI N.S.G.C.
(Risurrezionisti)
Congregatio a Resurrectione
D.N.I. Chr.: C.R. (1836)
Lo stemma, racchiuso all’interno di un sigillo dalla forma
cosiddetta “a navetta”, consiste nel semplice simbolo della bandiera, o
vessillo di Gesù Cristo risorto con il pieno titolo della Congregazione in
latino. Al vessillo costantiniano, appeso ad un’asta in forma di croce e
raggiante è sovrapposto il chrismon
(il monogramma di Cristo XP [9])
ai lati del quale sono poste le lettere greche
Alfa (principio) e Omega
(fine).
Il simbolo del “vexillum” è conosciuto ed usato fin
dalle origini del cristianesimo ed è stato semplicemente adottato da questa
Congregazione che si ispira alla Risurrezione di Cristo.
Nell’epoca tarda romana il Vessillo della Croce, posto su
una lunga lancia con una sbarra da cui pendeva una bandiera di seta rossa o
purpurea con una croce bianca, era portato come insegna imperiale
dall’eser-cito romano. Al tempo della vittoria di Costantino su Massenzio il
labaro portava sulla estremità superiore il monogramma di Cristo entro una
ghirlanda dorata.
Con l’aggiunta delle figure delle guardie addormentate
accanto al sepolcro, caratterizzato come simbolo di Pasqua, appare su diversi
sarcofaghi cristiani.
MISSIONARI FIGLI DEL CUORE IMMACOLATO
DI MARIA (Claretiani)
Congregatio Missionariorum
Filiorum Immacolati Cordis B.M.V.: C.M.F. (Cordis Mariae Filius) (1849)
Lo stemma attuale della Congregazione è stato voluto dal
Capitolo generale del 1912, ma approvato in data 6 aprile 1914 e sostituisce
altri stemmi precedenti, fra cui quello ideato dallo stesso fondatore S.Antonio
Maria Claret nel 1857.
Lo stemma si presenta abbastanza complesso e porta
all’interno di uno scudo d’oro il Cuore di Maria, cinto di rose e trafitto
da una spada. Lo scudo è sostenuto dall’Arcangelo Michele che impugna la
spada. Sulla destra compare la Croce e sulla sinistra il bastone del pastore.
Nella parte inferiore si vede un cartiglio svolazzante con il motto: (SURREXERUNT)
FILII EIUS (ET) BEATISSIMAM PREDICAVERUNT.
Secondo l’interpretazione fornita all’autore da P. Gaspar
Quintana Jorquera CMF, Segretario generale della Congregazione, questo è il
significato dei vari elementi che compongono lo stemma.
Il Cuore di Maria che
si trova al centro, occupando lo spazio principale e più nobile dello stemma,
è per il Claret il simbolo della carità ardente e delle fede obbediente con
cui Maria coopera col Figlio redentore alla realizzazione del piano salvifico di
Dio sull’umanità.
L’angelo, che
occupa lo spazio superiore, raffigura S.Michele, il quale, per il Claret, è il
capitano della lotta contro i poteri dell’inferno. Il Fondatore lo volle come
compatrono della Congregazione. La spada sopraelevata,
che egli porta in mano è simbolo della parola di Dio (cf. Eb 4, 12).
Sulla destra troviamo la croce,
e sulla sinistra il bastone del pastore
(“virga tua et baculus tuus”: Salmo 22, 4) che indicano la condizione
itinerante del missionario che annuncia il Vangelo.
Il motto latino è un testo biblico dei Proverbi (31, 28) in
cui si parla della donna perfetta che impersona la Sapienza. Alcuni Dottori
della Chiesa hanno applicato queste parole alla Vergine Maria, la Donna perfetta
che collabora con Gesù Cristo, la Sapienza di Dio incarnata.
Ciò starebbe ad indicare a coloro che portano lo stemma, cioè
i Missionari Claretiani, l’ideale della loro vita: proclamare Beata Maria, la
Serva del Signore (Lc 1, 48).
CONGR. DEL SACRO CUORE DI GESU'
(Padri di Timon David)
Congregatio Sacratissimi
Cordis Iesu: S.C.I; T.D. (1852)
Lo stemma della Congregazione rappresenta su fondo bianco o
d’argento due bande rosse parallele poste in palo con al centro il Sacro Cuore
di Gesù raggiante, sormontato da una fiamma e coronato di spine, secondo
l’iconografia tradizionale.
I colori delle due bande sono di rosso in riferimento al
colore del Sacro Cuore di Gesù, che dà il nome alla Congregazione, mentre i
raggi dorati simboleggiano l’irragiamento dell’amore di Cristo sul mondo,
irragiamento al quale partecipa l’Istituto per il suo apostolato specifico
presso i giovani.[10]
GIUSEPPINI DEL BELGIO
Institutum Iosephitarum
Gerardimontensium: C.I. (1817)
Lo stemma dei Giuseppini Belgi rappresenta semplicemente,
all’interno di una Croce latina, il chrismon
(il monogramma costantiniano di Cristo XP) affiancato dall’Alfa e dall’Omega
[11].
Ai piedi della Croce troviamo la sigla dell’Istituto CJ.
Gli elementi contenuti nell’insegna dei Giuseppini non
sembrano fare alcun riferimento al Patronato di S.Giuseppe, ma sono chiaramente
cristologici.
SOCIETA' SALESIANA
DI S.GIOVANNI BOSCO
(Salesiani)
Societas S.Francisci
Salesii: S.D.B. (1859)
Lo stemma, per i Salesiani, ha sempre rivestito una certa
importanza e l’argomento è stato molto approfondito in seno alla
Congregazione. Esso fu ideato dallo stesso fondatore dell’Istituto, San
Giovanni Bosco, e fu usato per la prima volta in una circolare dell’8 dicembre
1885. Da allora non ha subito alcuna mutazione .
Ne forniamo la descrizione araldica, così come formulata
dall’esperto di araldica Giorgio Aldrighetti.
D’azzurro, all’ancora di
due uncini d’argento, cordata d’oro, posta in palo, accompagnata a destra
dal busto del vescovo San Francesco di Sales nimbato d’oro, con il volto e le
mani di carnagione e l’abito prelatizio rosso, volto a sinistra, nell’atto
di scrivere su di un libro d’argento posto sopra uno scrittoio al naturale, il
tutto nascente dalle nuvole d’argento; accompagnata a sinistra di un cuore di
rosso fiammeggiante d’oro sormontato da una cometa a sei punte con la coda
posta in banda, il tutto d’argento; accompagnata in punta da un bosco
desinente in colline e montagne innevate, il tutto al naturale. Lo scudo di
forma ovale, accartocciato, è cimato da una croce latina trifogliata d’oro
raggiante; dalla punta della croce si diparte un fascio di raggi d’oro in
sbarra che raggiunge la nimbatura del Santo vescovo. Accollati allo scudo due
rami di palma e di alloro al naturale, fogliati di verde, decussati alle
estremità e nell’orlatura del capo due ghirlande di rose fiorite e fogliate
al naturale: Sotto lo scudo, nella lista bifida e svolazzante d’oro, il motto
in lettere maiuscole di nero: DA MIHI ANIMASCAETERA TOLLE.
Dalla figura si osserva come lo stemma dei Salesiani,
(disegnato dal prof. Boidi di Torino per essere posto nella chiesa del Sacro
Cuore di Roma e approvato dal Capitolo Superiore il 12 settembre 1884), non
rispetti pienamente le norme dell’araldica, perché esso doveva servire nelle
intenzioni di Don Bosco a ricordare, attraverso le immagini contenute, le regole
fondamentali della Congregazione.
Cerchiamo ora di riassumere la lettura dello stemma, dal
materiale gentilmente inviato all’autore dall’Istituto Storico Salesiano e
tratto dalle “Memorie Biografiche” (vol. XVII, p. 365-366 e dagli “Annali
della Società Salesiana” D.E.Ceria (vol. I, p. 530-531).
La stella raggiante
indica la fede; la stella che dà luce è simbolo della luce, per i cristiani:
la luce della fede.
La grande ancora
rappresenta la speranza; essa è anche considerata simbolo di fermezza, di
solidità, di tranquillità e di fedeltà. L’ancora è uno dei primi simboli
cristiani; Clemente d’Alessandria nel “Pedagogo” ricorda ai cristiani che
portano l’anello (o sigillo) “Le nostre incisioni siano una colomba, o un
pesce, o una nave spinta dal vento.. o un’ancora di una nave”. (Pedag.
1.III,c.XI). I Mistici insistono sull’ancorare la propria anima in Cristo,
unico mezzo di evitare il naufragio spirituale e recitano “mia ancora e mia
croce”.
Il cuore infiammato
nello stemma salesiano ricorda la carità ardente.
Il Santo vescovo
raffigurato è San Francesco di Sales, patrono della Congregazione; si ispira ad
una tela che si conserva nel monastero delle Visitandine a Torino, ma con
l’aggiunta di una penna e di un foglio,
verosimilmente ad indicare l’attività di Don Bosco e dei Salesiani in campo
culturale e giornalistico.
Il boschetto ci
ricorda il cognome di Don Bosco; le montagne
rappresentano le finalità, di alto livello, cui tende la Società; alte,
verticali, elevate, vicine al cielo, partecipano del simbolismo della
trascendenza.
L’alloro e la palma
nello stemma salesiano indicano il riconoscimento di chi dedica la sua vita alla
cultura e alla saggezza; in particolare l’alloro, come tutte le piante
sempreverdi, è legato al simbolismo dell’im-mortalità, mentre la palma viene
universalmente considerato simbolo di vittoria, di ascensione di rigenerazione
e, per i cristiani, anche di immortalità. La palma come riferimento alla
vittoria di Cristo sulla morte, nella risurrezione, è spessa unita al
monogramma di Cristo e si incontra su moltissimi sarcofagi e affreschi antichi.
Le rose evocano un
sogno del Santo, nel quale egli camminava con i suoi allievi in un giardino
fiorito, in cui vi era un “pergolato di rose”
con spine pungenti.
Il motto “DA MIHI ANIMAS CAETERA TOLLE”, voluto
dallo stesso Don Bosco in sostituzione di altri precedentemente proposti, indica
che il fine supremo dell’opera educatrice della Congregazione è la salvezza
delle anime.
Non mancano riferimenti a Gesù e alla Madonna: sono ancora
l’ancora, la stella e il cuore (Gesù) e infine, il colore del campo, azzurro,
che richiama Maria Ausiliatrice (la Madonna è sempre raffigurata con occhi e
manto azzurri).
MISSIONARI
DEL SACRO CUORE DI GESU'
Missionarii Sacratissimi
Cordis Iesu: M.S.C. (1854)
Il sigillo a forma di navetta della Congregazione porta al
centro un scudo con il Sacro Cuore di Gesù sanguinante, coronato di spine e
sormontato da fiamme e da una crocetta, posto sopra un mazzo di fiori non
facilmente identificabile (rose?). La rosa sarebbe in questo caso appropriata,
in quanto nella simbologia cristiana,
è sia la coppa che raccoglie il sangue del Cristo, sia la trasfigurazione delle
gocce di questo Sangue, come anche il simbolo delle piaghe di Cristo.
Sopra e sotto lo scudo in cartigli posti tra i fiori abbiamo
la divisa: AMETUR UBIQUE TERRARUM COR JESU SACRATISSIMUM.
La certezza del fondatore, P. Giulio Chevalier era che “Il
Cuore del divin Maestro è … la salvezza del mondo, il rimedio a tutti i mali,
la forza del cristiano… la devozione al sacro Cuore di Gesù… abbraccia
tutto ed ha una risposta per tutto”.
RELIGIOSI DI
S.VINCENZO DE' PAOLI
Congregatio Religiosorum
S.Vincentii a Paulo, Patrum et Fratrum: R.S.V. (1845)
Lo stemma della Congregazione, fondata con il nome di “Frères
de St.Vincent de Paul” da J.L. Le Prevost, fu adottato nel 1871 ed è
così descritto: [12]
D’azzurro, caricato da un
covone di grano d’oro sormontato da una Croce trifogliata dello stesso. Lo
scudo timbrato da un cuore di
rosso coronato di spine di verde, ai raggi d’oro e fiammeggiante dello stesso.
Il tutto è circondato da una fascia svolazzante che forma tre lobi, con
il motto: OMNI
MODO CHRISTUS ANNUNTIETUR.
Il covone di grano
rappresenta la moltitudine delle anime che attende di essere raccolta e salvata,
[13] il frumento l’unione
dei cuori, la croce d’oro è
l’unico segno della consacrazione religiosa dei membri della Congregazione,
vale a dire, l’abito di religione.
Il cuore ardente è
il simbolo della Carità, caratteristica di tutte le opere ispirate a S.Vincenzo
dè Paoli, oltre a rappresentare la devozione al Sacro Cuore di Gesù.